La tecnologia touchscreen si è diffusa negli anni ’80, periodo nel quale si cominciarono ad utilizzare bancomat e sportelli informativi. L’arrivo del XXI secolo ha portato un vero e proprio boom di questa tecnologia, con l’avvento di dispositivi mobili come smartphone, navigatori satellitari e console portatili.

 

Se nei primi anni la tecnologia era basata su sensori magnetici, ad infrarossi o su microvideocamere, oggi le più grandi case costruttrici utilizzano schermi resistivi o capacitivi. Oggi vengono utilizzate entrambe le tecnologie, ma qual è la differenza?

Lo schermo resistivo, che possiamo trovare soprattutto nei modelli della Nokia, è composto da due strati di materiale elettricamente conduttivo: quando il nostro dito esercita pressione su di esso i due strati vengono a contatto e il dispositivo riesce a determinare la posizione esatta del punto premuto.

Lo schermo capacitivo, di cui ad esempio è dotato l’iPhone, è provvisto di un vetro ricoperto da un ossido metallico. Quando appoggiamo il dito sul dispositivo, la variazione della capacità superficiale viene rilevata da condensatori posti nella parte interna del vetro, che assegnano ad ogni tocco le coordinate corrette.

Gli schermi resistivi hanno il vantaggio di avere un basso costo e consentono la possibilità di utilizzo in condizioni climatiche estreme (da -15°C a +45°C). Inoltre, garantiscono maggior precisione e sono resistenti a cadute, ma la presenza di una superficie morbida porta ad un’elevata vulnerabilità a piccoli danni e graffi, nonché ad una perdita di elasticità con il tempo che si traduce nella necessità di applicare una maggiore pressione per attivare il dispositivo. Inoltre, l’alta riflettanza dello schermo causa una scarsa visibilità all’aperto.

Gli schermi capacitivi hanno il vantaggio di riflettere poco la luce, hanno inoltre un’elevata sensibilità al tocco, che si traduce in una maggiore durata del dispositivo. Questa sistema permette l’utilizzo della tecnologia Multitouch (utilizzo contemporaneo di più dita sullo schermo) e presenta un’ottima resistenza a graffi e ammaccature grazie alla presenza del vetro, ma hanno di contro una minore resistenza a cadute, un costo più alto, un campo operativo più ristretto (da 0°C a 35°C) e l’impossibilità di utilizzo con oggetti inanimati (unghie, guanti, ecc.) in quanto il tocco deve essere fatto da un materiale conduttivo.

Non c’è una soluzione migliore dell’altra in quanto la scelta è soggettiva, ma una cosa è certa: entrambi garantiscono maggiori condizioni igieniche rispetto ai dispositivi a tastiera, che non sono altro che accumulatori di sporcizia.

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