Negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia l’utilizzo di sigarette elettroniche.

 

Il grande vantaggio è rappresentato dal fatto che non ne è vietato l’utilizzo nei locali pubblici; inoltre, a differenza di quanto accade in una sigaretta normale, c’è l’assenza di combustione del tabacco:con essa si producono catrame, benzene (sostanza riconosciuta come cancerogena dall’IARC - International Agency for Research on Cancer), idrocarburi policiclici aromatici (sostanze classificate dall’IARC come cancerogene per l’uomo), particolato carbonioso (la cosiddetta fuliggine, dannosa sia per l’ambiente che per l’uomo nonché causa principale dei disturbi cardiovascolari e respiratori), monossido di carbonio (sostanza tossica causa di malattie cardiovascolari), acido formico (sostanza irritante per la pelle), ammoniaca (sostanza tossica), nicotina e altre sostanze ossidanti che causano l’ostruzione bronchiale.

Il vapore che invece aspiriamo da una sigaretta elettronica proviene da una soluzione liquida composta per il 10% di acqua, il 50% di glicole propilenico (sostanza a bassa tossicità – bisognerebbe ingerirne in quantità enormi e per lungo tempo per evidenziare effetti nocivi – con la funzione di antigelo utilizzata perfino nei moderni motori di automobili), il 37% di glicerolo (oltre ad un’azione conservante, fornisce densità al fumo generato – viene utilizzato negli sciroppi e nelle creme farmaceutiche e nel vino per dare rotondità al sapore), il 2% di aromi e l’1% di nicotina. Le percentuali possono cambiare in base alla quantità di nicotina o in base al gusto che si vuole ottenere.

La tossicità del vapore prodotto dalla sigaretta elettronica è notevolmente più bassa rispetto al fumo di sigaretta. Ma come funziona?

Quando si aspira dalla sigaretta, la diminuzione della pressione all’interno della stessa viene rilevata da un sensore che fa attivare una piccola batteria. Essa alimenta un vaporizzatore costituito da una resistenza elettrica che, con il passaggio della corrente, riscalda la soluzione liquida contenuta in una cartuccia. Per dare la sensazione che si stia fumando davvero una sigaretta, si accende anche un led rosso posto all’estremità del dispositivo.

In giro possiamo trovare molti negozi che commercializzano le sigarette elettroniche. Bisogna però fare molta attenzione: nel vaporizzatore si genera l’innalzamento della temperatura del vapore in un volume ristretto. Ciò comporta un aumento della pressione che, in caso di valori elevati, potrebbe portare allo scoppio dell’apparecchio. È per questo motivo bisogna accertarsi che essa riporti la corretta marcatura CE: il simbolo CE si ricava da due cerchi intersecati in un modo preciso e si può notare la contraffazione quando tale simbolo viene formato da un ovale e/o quando non c’è il distanziamento visivo fra la C e la E.

Molti rivenditori tentano di vendere le sigarette elettroniche come un metodo per smettere di fumare, ma non è così: esse sono solo una valida alternativa alla sigaretta normale – peraltro utilizzabile ovunque, ad oggi non c’è una normativa che vieti l’utilizzo di questi dispositivi nei locali pubblici – in quanto nella soluzione liquida è presente la nicotina, causa della dipendenza da fumo. Inoltre, non essendoci limiti di aspirata, si potrebbero addirittura assimilare maggior quantitativi di nicotina.

A questo punto, vale davvero la pena utilizzare la sigaretta elettronica?

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