Si chiamano e-tattoo e servono per monitorare i parametri vitali. Inoltre, sfruttando l’acido lattico prodotto dalla sudorazione, possono generare elettricità per ricaricare i nostri cellulari.

Il primo essere umano tatuato di cui si abbia conoscenze è la mummia Ötzi, risalente al 3300 a.C. Sul suo corpo sono stati trovati più di 50 tatuaggi, si presume che essi avessero una funzione di tipo curativo o religioso. Nel corso dei secoli il tatuaggio ha rivestito diversi ruoli:

veniva usato nel Medioevo dai pellegrini in ricordo dei santuari religiosi visitati; dai cristiani nell’antica Roma per marcare la propria identità spirituale; nella tradizione araba per “decorare” le spose nella sera prima delle nozze; sulle donne e bambini egiziani in forma scaramantica, e infine per marchiare gli schiavi con le iniziali del proprio padrone.

Dagli anni ’70 del ‘900 si sono diffusi i primi tatuatori professionisti in Italia, considerati oggi come dei veri artisti in grado di concepire fantastiche decorazioni pittoriche corporali.

Oggi la tecnologia prende il sopravvento e rende i tatuaggi non solo belli ma utili. Infatti, nel 2011 un gruppo di ricercatori della University of California di San Diego ha realizzato il primo e-tattoo, un vero e proprio chip, in grado di monitorare e inviare via wireless i segnali provenienti dal cuore, dai muscoli e dal cervello. L’idea è quella di poterli utilizzare per monitorare il progresso di malattie comuni o lo stato delle gravidanze in paesi in via di sviluppo. In questo modo i medici saranno in grado di verificare i segnali elettro-fisiologici dei pazienti direttamente da uno smartphone.

Quest’anno, in occasione del Convegno della Società Americana di Chimica (Acs), lo stesso gruppo di ricerca ha presentato un nuovo e-tattoo, in grado non solo di monitorare i parametri vitali, ma anche di produrre energia elettrica dall’acido lattico. Possono essere definite come biobatterie tatuate in modo temporaneo sul corpo. Quindi, sudare in palestra potrebbe servire anche a ricaricare il cellulare.

NatO per monitorare alcuni indicatori atletici durante gli esercizi fisici, il sensore è in grado di sfruttare gli elettroni dell’acido lattico per generare corrente. Sperimentandoli su alcuni atleti, i ricercatori hanno pensato di usare questa corrente per alimentare piccole batterie. Il responsabile dello studio, Joseph Wang, ha spiegato che una persona può produrre 10 microWatt per centimetro quadrato di pelle che "non è un valore alto, ma stiamo lavorando a migliorare il rendimento ed eventualmente poter dare energia a piccoli dispositivi elettronici".

 

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