238 giorni senza toccare cibo ha resistito Ebru Timtik. Protestava per chiedere un processo equo. Alla fine un arresto cardiaco ha posto fine alla sua giovane vita.

La coraggiosa avvocato per i diritti umani, membro del People Right Bureau (HHB) è morta il 27 agosto, nel tardo pomeriggio, nell'ospedale dove era stata ricoverata, dopo il trasferimento dalla prigione numero 9 a Silivri.

La sua morte ha suscitato una eco mondiale e ha riportato i riflettori sul fatto che in Turchia il 21 settembre prossimo si terrà il processo a una ventina di avvocati turchi detenuti da due anni con l'accusa di terrorismo solo per avere preso le difese di persone accusate di terrorismo.

Ebru era stata arrestata insieme a altri 18 colleghi per il suo impegno nella difesa dei diritti civili in Turchia. La Corte costituzionale turca aveva respinto la richiesta di rilascio a scopo precauzionale sia per lei sia per il collega Aytaç Ünsal, entrambi in sciopero della fame, nonostante le loro condizioni di salute fossero già molto critiche. Per la Corte non ci sarebbero state «informazioni o reperti disponibili in merito all’emergere di un pericolo critico per la loro vita o la loro integrità morale e materiale con il rigetto della richiesta per il loro rilascio».

Alcuni membri del Partito popolare repubblicano (Chp) della opposizione avevano criticato la magistratura per non aver rilasciato Timtik. «Fino a quando saremo costretti ad assistere a queste morti?».

Il Consiglio nazionale forense italiano ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia della collega turca Ebru Timtik, e la propria vicinanza e solidarieta' agli avvocati turchi. «Il Cnf - si legge in una nota - continuera', in sinergia con il Consiglio degli ordini forensi europei (Ccbe) e con l'Osservatorio internazionale avvocati in pericolo (Oiad), la propria azione di denuncia e di sostegno ai colleghi che si battono per il libero esercizio della professione di avvocato, compromesso anche dalla recente riforma degli ordini professionali in Turchia, e chiede alle autorita' turche il rispetto dei diritti della difesa, inibiti e reiteratamente violati nei processi in cui sono stati coinvolti i colleghi».

Gli avvocati italiani invitano le autorita' turche a rispettare i principi dell'ONU a sostegno del ruolo degli avvocati adottati a L'Avana nel 1990 e all'immediata scarcerazione di Aytac Unsal, collega coimputato condannato a 10 anni e 6 mesi di reclusione, che versa in gravi condizioni di salute.

Il deputato della Lega, Giulio Centemero - membro dell'assemblea parlamentare del Mediterraneo - ha criticato la Turchia per avere calpestato la dignità umana. Chi si macchia di tali crimini nega l'uomo e non si merita di essere chiamato tale e commette gli stessi errori del passato».

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