I cacciatori statunitensi potranno tornare in Alaska (fonte: Washington Post) e usare tecniche vietate dall'amministrazione Obama, come quella di mettere delle ciambelle per far uscire gli orsi dalle tane e usare fari per accecare i lupi.

 I cacciatori potranno tornare a usare mezzi che erano stati banditi dall'amministrazione Obama per proteggere gli animali, in particolare orsi e lupi ed i loro cuccioli, nei parchi nazionali dell'Alaska.

L'amministrazione Trump ha infatti abolito il divieto di risvegliare gli orsi in letargo nelle loro tane usando come esca dolci per poi ucciderli, o stanare lupi con i loro cuccioli abbagliandoli con i fari.

Saranno inoltre aboliti i divieti di sparare agli animali da velivoli, imbarcazioni o mezzi da neve. Le nuove misure entreranno in vigore tra un mese.

L'amministrazione accoglie le richieste dei funzionari eletti dell'Alaksa, in gran parte cacciatori, che consideravano le regole imposte nel 2015 dall'amministrazione Obama più severe di quelle vigenti nel resto degli Usa. Lisa Murkowski, senatrice repubblicana dell'Alaska, ha lodato la decisione dell'amministrazione Trump affermando che «protegge le tradizioni di caccia e di pesca dell'Alaska e difende i diritti dello stato».

Gli ambientalisti considerano queste nuove regole crudeli ed inumane, sottolineando anche che i parchi dove saranno applicate «sono i posti dove arrivano turisti da tutto il mondo nella speranza di vedere questi animali, vivi e nel loro habitat naturale».

Il direttore dell'associazione per l'Alaska, Jim Adams, ha poi spiegato che il vero obiettivo della misura è ridurre la popolazione di lupi ed altri predatori per aumentare i numeri di caribù, alci ed altre prede preferite dai cacciatori.

 

Ma anche la Lombardia non è da meno ed apre la caccia alle volpi.

Con una ordinanza pubblicata il 10 gennaio scorso, il TAR Lombardia, al quale si erano rivolte ENPA, LAC e LAV, aveva sospeso alcune parti del piano che prevedeva l’uccisione delle volpi sul territorio della provincia di Lodi. L’ordinanza, infatti, aveva rilevato che il piano violava la legge nazionale sulla tutela degli animali selvatici, in particolare consentendo le uccisioni delle volpi agli stessi cacciatori, in contrasto con la norma nazionale che consente tale attività solo ai pubblici ufficiali e in difformità con le numerose pronunce della Corte Costituzionale che hanno già censurato altre leggi regionali simili a quella lombarda. Il piano di Lodi, inoltre, ha lo scopo principale di uccidere le volpi anche tramite il crudele metodo della caccia in tana.

 

 Ora le Associazioni hanno ricevuto la notizia che la Regione Lombardia, depositando un atto sottoscritto lo scorso 5 marzo, ha impugnato l’ordinanza del TAR chiedendone la riforma al Consiglio di Stato.

 

È raccapricciante dover constatare che in piena emergenza Coronavirus, in Lombardia, la regione più martoriata del nostro Paese, gli amministratori hanno buon tempo da spendere per pensare agli interessi dei cacciatori e alla tutela del loro passatempo sanguinario” – dichiarano le Associazioni animaliste.

 

In effetti sarebbe stato sufficiente attendere il prossimo 16 luglio, quando al TAR si terrà l’udienza di merito, per sostenere le ragioni di coloro che vorrebbero uccidere quante più volpi possibile, solo perché sono competitori dei cacciatori.

 

Ma evidentemente la Regione ha un gran desiderio di rimettere rapidamente i fucili in mano ai cacciatori, e il fatto di destinare risorse ed energie a questa causa lo dimostra, nonostante il momento critico che stanno vivendo tutti i cittadini lombardi, per i quali il primo interesse è certamente uscire vivi dall’emergenza Coronavirus, non la crudele passione dei cacciatori.

 

Con questa ultima decisione la Regione Lombardia si conferma come una tra le più fanatiche sostenitrici dei cacciatori, disposta a impegnare denaro e persone per sfidare la Giustizia Amministrativa che ha dichiarato l’illegalità di un suo atto.

 

“In questo momento così drammatico, siamo vicini ai cittadini lombardi che hanno ben altre preoccupazioni a cui pensare, certamente più gravi e preoccupanti che il desiderio dei cacciatori di poter sparare ai cuccioli di volpe nelle loro tane”, concludono Enpa, LAC e LAV.

 

(Comunicato delle associazioni, foto di repertorio)

 

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